eresia ogni violenza in nome di Dio


Un'eresia vera e propria. ogni violenza in nome di Dio [ king saudi arabia, i satanisti uccidono i cristiani, e bruciano le Bibbie, che è: proprio quello che tu fai! tu sei un vero satanista! e se i satanisti, cultori del male, credessero, che, il corano fosse vero? poi, profanerebbero anche il corano, ma, questa è la verità tutti i satanisti americani insieme agli islamici, profanano soltanto la Bibbia! ragazzo, tu sei un menzogna, una malvagità, intrinseca, tu sei l'anticristo, tu sei il satanista sharia! ecco perché, io sto venendo a bruciarti con La Ira di Dio: questa volta, DEFINITIVAMENTE!]

Dottrina sociale della Chiesa e dello uomo]. In breve i cristiani sono nel mondo, ciò che l'anima nel corpo. L'anima è in tutte le parti del corpo, e anche, i cristiani nel mondo. questo è il posto di combattimento, che. Dio ha loro assegnato, e non è loro permesso di disertarlo. [ Lettera a Diogneto, in letture patristiche, Roma-Padova 1969]


my JHWH, i musulmani nella loro ignoranza sono disgustosi e criminali, infatti confondono: 1. politeismo con idolatria, e confondono, 2. secolarismo, con, laicismo.. ecco perché, gli assassini di tutte le razze, hanno pochi concetti, nel loro vocabolario. Senza dubbio l'uomo può organizzare, la terra senza Dio, ma, senza Dio, egli non può alla fine, che organizzarla, contro l'uomo. Ecco perché il messaggio cristiano, non è politico, storico, ma metastorico, metafisico sociale universale. Ideologi meschini, ignoranti, imperialisti ladri, farisei, usurai, vampiri, parassiti, bugiardi, assassini non lo apprezzeranno mai! Infatti, lungi dall'essere la norma ultima dei valori, il vero uomo realizza se stesso nella trascendenza, cioè, facendo di se stesso uno strumento dello amore universale

Quindi è la morale naturale universale la vera ispirazione della dottrina sociale della Chiesa! Cioè quei principi etici assoluti universali, che ogni uomo ha dentro di se, in quanto uomo, cioè qualcosa che risulta indipendente, dalle forme storiche della loro realizzazione, asservite a qualche ideologia, o geopolitico progetto imperialistico.


17 gennaio, 10:35. #Hollande tranquillo e liberato per media (e dove è il problema, la sua testa è poco sopra i suoi testicoli, è normale che lui è felice! e poi, senza sovranità monetaria?, non può esistere, un vero problema politico, per gli allineati, di esoteric agenda, occult power, DATAGATE, alienz abductions, visto che, la POLITICA, è tutta una truffa farisei Bildenberg, E DI OGNI MONOPOLIO EBRAICO DELLA INFORMAZIONE, CHE, PRESTO UCCIDERà iSRAELE) - PARIGI,''Gestisce questa vicenda come un problema politico, non come un problema sentimentale''. Così una persona a lui vicina descrive al quotidiano Le Parisien il comportamento del presidente francese Francois Hollande, dopo la rivelazione della sua relazione con l'attrice Julie Gayet. Chi lo ha visto in questi giorni, racconta ancora il popolare giornale parigino, parla di un presidente ''tranquillo'', che si sente ''liberato'', ed è ''contento'' della riuscita della sua conferenza stampa.


Israele convoca 4 ambasciatori Ue. Di Italia insieme a Spagna, Francia e Gran Bretagna. 17 gennaio, 10:30. #Israele convoca 4 ambasciatori Ue #GERUSALEMME, Il ministero degli esteri israeliano, guidato da #Avigdor Lieberman, ha convocato oggi gli ambasciatori di #Italia, #Gb, #Francia e #Spagna, per "chiarimenti sulle posizioni espresse, da questi Paesi sul conflitto, #israelo -palestinese". Secondo il ministero, riferiscono i media, le posizioni di questi Paesi "non sono equilibrate". è normale che, i nazisti ( tutti massoni, figli di farisei Illuminati, satanisti, Spa, Fmi, Nwo, che, hanno rubato la costituzionale sovranità monetaria, per fare soffocare i popoli fino alla morte) non vedono gli altri nazisti come loro, cioè, quelli della sharia. e non si può scendere a patti con il demonio, il demonio si deve uccidere! ecco perché, i mostri della sharia, non possono avere uno spazio nel mondo degli uomini


Anti-religion hostility rose worldwide in 2012, study says

Published: January 15, 2014

Growth most rapid in North Africa, Middle East

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The world became generally more hostile to religious believers of all faiths, Christianity included, in 2012, according to a major annual report issued Jan. 14.


Christians were harassed in more countries than followers of other faiths, though pressure on Muslims and Jews was widespread globally, according to the study, conducted by the Washington, D.C.-based Pew Research Center.


The report, now in its sixth year, measures constraints on religious freedom in two major categories: social hostilities and government restrictions. It surveys conditions in 198 countries, encompassing 99 per cent of the world's population.

Social Hostilities


A third of the world's countries had high measures of social hostilities in 2012, the highest level recorded in the study's six-year history. Pew defines social hostilities as ranging from terrorism and mob violence to harassment over religious attire.


Nearly half of all countries reported abuse of religious minorities by individuals or groups who took offense at, or felt threatened by, the minority. In the first year of the study, less than a quarter of all countries reported such abuse.


Violence, or the threat of it, against religious minorities to enforce religious norms was reported in 39 per cent of countries, compared to 33 per cent a year earlier and 18 per cent in the first year of the study.


The report said 2012 growth of social hostilities was especially rapid in Northern Africa and the Middle East, and was highest in Pakistan.

Government restrictions


High rates of official limits on religion were found in 29 per cent of the countries, about the same as the previous year. Pew examines 20 indicators of government control, including bans on specific faiths, restrictions on conversions, and preferential treatment to certain religions, among others.


Increases were detected among several of those 20 measures. Government limits on worship were citied in 74 per cent of countries, up from 69 per cent in 2011. Restrictions on public preaching were found in 38 per cent of countries, up from 31 per cent. And government force, such as arrest and prosecution, was documented in 48 per cent of the world's countries, up from 41 per cent.


Egypt ranked highest on the report's list of government restrictions.


Taking both categories — government restrictions and social hostility — into account, high levels of overall religious restrictions were reported in 43 per cent of the world's countries, the highest ever recorded by Pew. In all, three-quarters of the world's population lives under high levels of restrictions, according to the report.

The Christian experience


The Pew Center report concerns itself with all religions, not Christianity alone. It did say, however, that Christians in 2012 were harassed in more countries, 110, than any other single religion. Muslims were harassed in 109, and Jews, 71. Since the report began in 2007, Christian harassment has been reported in 151 countries, and harassment of Muslims in 135.

About the report


The Pew report released Tuesday covers 2012. It doesn't take into account momentous developments in 2013, such as the ouster of Muslim Brotherhood leader Mohamed Morsi from Egypt's presidency and the subsequent violence against Coptic churches across Egypt; or the anarchy and deadly Muslim-Christian violence in the Central African Republic; or the continued exodus of Christians from Syria and much of the Middle East; or the bombings in Peshawar, Pakistan, that killed scores of Christians.


Pew also excludes North Korea from its study, citing the inability to obtain reliable data from, or about, the reclusive country.


Data for the report is drawn from 18 public information sources, most published by national governments, the United Nations, European Union, and non-government human-rights organizations.


16 gennaio 2014. [ Chi vuole affogare il proprio cane, l'accusa di avere la rabbia, dice un proverbio francese. Le religioni sono rabbiose? Quanti desiderano escluderle dalla vita pubblica per relegarle nella sfera strettamente privata vorrebbero farlo credere. Così, prendendo a pretesto la dimensione in apparenza religiosa dei conflitti che insanguinano il pianeta, fomentano il pregiudizio secondo il quale le religioni, e specialmente quelle monoteistiche, sarebbero per natura fattori di divisione tra gli uomini. Per porre fine alle violenze e garantire la pace universale, ci sarebbe una sola soluzione: la secolarizzazione a oltranza.


Questa argomentazione è una delle forme che assume oggi il pensiero antireligioso. Essendosi diffuso il pregiudizio che il relativismo è la sola filosofia in sintonia con le esigenze della democrazia liberale, ogni comportamento che si riferisce a una verità trascendente, universale e assoluta, viene percepito come una minaccia per la pace civile. La fede religiosa è denunciata come una patologia sociale.


Questa strategia di demonizzazione di tutto ciò che è religioso non è di ieri. Lo Stato moderno, religiosamente neutrale e politicamente onnipotente, non si è forse imposto autoproclamandosi unico rimedio di fronte alle guerre di religione? La denuncia si è poi concentrata sulle fedi monoteistiche perché si pensa che generino una mentalità intollerante nei loro credenti in quanto questi pensano di possedere una verità universale e assoluta.


In questo contesto la Commissione teologica internazionale si è occupata del problema. Una sottocommissione, presieduta da padre Philippe Vallin, ha lavorato per cinque anni sul tema, in uno scambio costante con l'intera commissione. Ne è scaturito un testo, intitolato Dio Trinità, unità degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza, approvato dalla Commissione teologica internazionale lo scorso 6 dicembre. Il documento - pubblicato come di consueto sulla Civiltà Cattolica e accessibile sui siti internet della rivista e della Commissione - si presenta non come un trattato esaustivo di teologia ma come «argomentata testimonianza».


La sua tesi è inequivocabile: per quanto riguarda la fede cristiana, la violenza in nome di Dio è un'eresia pura e semplice. Qui non c'è alcuna concessione allo spirito del tempo, ma una convinzione che nasce dal cuore stesso del Vangelo. La violenza non si giustifica dunque né per rivendicare i diritti di Dio né per salvare gli uomini loro malgrado, poiché «la verità non si impone che per la forza della verità stessa» (Dignitatis humanae, n. 1). È questo il paradosso del cristianesimo: il rispetto scrupoloso della libertà religiosa non è motivato da una forma di relativismo ma deriva da quanto vi è di più dogmatico nell'idea che la fede cristiana offre di Dio.


Pretendere così che il rifiuto di ogni violenza in nome di Dio sia iscritto nel cuore stesso della fede cristiana rende necessaria un'autocritica della prassi storica dei cristiani. Nel corso dei secoli, infatti, il popolo di Dio non è sempre stato all'altezza di questa convinzione. Il documento s'impegna a sciogliere i legami occasionali che si sono potuti tessere nella storia tra cristianesimo e violenza religiosa e a interpretare correttamente le pagine della Bibbia che sembrano legittimare la violenza religiosa.


Nel dibattito su monoteismo e violenza, il documento ha voluto evitare due soluzioni facili. La prima sarebbe consistita nel dissociare il cristianesimo dal monoteismo: sì, concediamo che il monoteismo sia fattore di violenza, ma precisiamo subito che il cristianesimo sfugge a questa accusa perché annuncia il mistero di un Dio Trinità, che in sé è comunione nella differenza. Al contrario, il documento sottolinea che il mistero trinitario non si afferma assolutamente a detrimento del monoteismo.


Una seconda facile soluzione apologetica sarebbe stata quella di dissociare la fede cristiana dalla religione: sì, concediamo che la religione sia fattore di violenza, ma precisiamo subito che il cristianesimo non deriva dalla religione ma dalla fede. Al contrario, il documento insiste sul valore intrinseco dell'esperienza religiosa in quanto tale. Come la grazia non distrugge la natura ma la guarisce e la porta al suo compimento, così la fede cristiana assume la dimensione religiosa della condizione umana e la purifica riconducendola alla sua essenza autentica, che unisce inseparabilmente amore di Dio e amore del prossimo. Ogni violenza in nome di Dio è insomma «una corruzione dell'esperienza religiosa».


Questo punto è fondamentale per il dialogo tra le religioni. I teologi cattolici che hanno redatto questo documento non hanno voluto parlare a nome dei credenti delle altre religioni monoteiste, ma li invitano a intraprendere un analogo percorso di purificazione all'interno delle proprie tradizioni. Nella misura in cui queste sono espressione di una religione autentica, non possono che rifiutare la violenza religiosa. Lungi dall'essere fattore di divisione, le religioni, quando sono fedeli alla loro essenza e senza rinnegare nulla del loro senso dell'assoluto, sono fermenti di pace. Ecco perché sarebbe un suicidio tenerle separate dalla vita sociale e politica.


di Serge-Thomas Bonino, Domenicano, segretario generale della Commissione teologica internazionale.


[tutto in culo, agli islamici sauditi ottomani di merda!!]

L'Egitto dice sì alla nuova Costituzione

· Affluenza alle urne per il referendum nettamente superiore a quella della consultazione voluta da Mursi ·


16 gennaio 2014


Il Cairo, 16. Come ampiamente previsto, si profila un plebiscito in Egitto per la nuova Costituzione.


Un seggio al Cairo (LaPresse/Ap)


Nel referendum di ieri, i centri di monitoraggio della stampa prospettano una percentuale di voti a favore tra il 95 e il 97 per cento.


Alta la partecipazione, che sembrerebbe superiore al 55 per cento degli aventi diritto. L'annuncio ufficiale della commissione elettorale potrebbe arrivare entro la serata di oggi o al massimo domani, una volta espletati i controlli di rito. Se confermato, il dato rappresenterebbe una significativa vittoria per il Governo ad interim, che punta a ottenere una sorta di riconoscimento popolare dopo la destituzione del presidente, Mohammed Mursi, e riconquistare la fiducia internazionale. La Costituzione redatta nel 2012 sotto Mursi — congelata dopo l'insediamento del nuovo Esecutivo e ispirata dai Fratelli musulmani — ottenne infatti il 64 per cento di consensi, con una affluenza alle urne del 33 per cento.



[furono presi i santi in cielo, ed in terra furono lasciati i peccatori!]

i farisei anglo-americani non sbagliano mai si deve uccidere Gesù, infatti, le due uniche fiorenti comunità cristiane di Hiroshima e Nagasaki, furono selezionate scelte, per cancellare il cristianesimo giapponese, questo è il lavoro dei banchieri Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, nello uso del loro potere occulto. [ I cristiani nascosti di Imamura. Parlano i discendenti dei perseguitati in Giappone. 16 gennaio 2014 ]


Cristian Martini Grimaldi racconta la storia dei cristiani nascosti in Giappone. Nel 1587 a Imamura, un piccolo villaggio a un'ora di treno da Fukuoka, c'erano 7000 cristiani.


Il daimyō era solito invitare i missionari come Fransisco Baez sul territorio a convertire la popolazione. È solo in seguito alla rivolta di Shimabara del 1637 che il governo locale vincitore costrinse tutti a registrarsi presso il tempio buddista. Quindi seguirono le persecuzioni condotte anche attraverso le delazioni. Venivano affisse per le strade delle targhe di legno (visibili ancora oggi in diversi musei in tutto il Giappone) con su scritto la ricompensa in argento per ogni prete, missionario o cristiano nascosto denunciato alle autorità.


Il 26 febbraio del 1867, oltre duecento anni dopo l'inizio delle persecuzioni, quattro cattolici di Urakami (Nagasaki) — ma c'è chi dice fossero due catechisti — vennero qui e con grande stupore trovarono moltissimi cristiani nascosti. Dodici anni dopo, nel 1879, un missionario francese divenne il primo parroco di Imamura: dopo oltre due secoli un parroco ordinato tornava ad amministrare i sacramenti nel piccolo villaggio. La prima chiesa venne costruita in legno nel 1881, e trent'anni dopo, sopra questa, venne costruita nel 1913 l'attuale chiesa.


Il dramma delle espulsioni

· Negli Stati Uniti le famiglie di origine ispanica chiedono aiuto a Papa Francesco ·


15 gennaio 2014


Alcune organizzazioni di immigrati negli Stati Uniti, riunite a Los Angeles, hanno rivolto un appello a Papa Francesco per chiedere il suo aiuto affinché siano sospese le espulsioni degli immigrati considerati clandestini. Come riportato dalle agenzie di stampa in questi ultimi anni sono state circa due milioni le persone che sono state rimandate nei Paesi di origine.


Un record, conseguenza dell'applicazione delle leggi vigenti assai più rigide rispetto al passato. Le associazioni protestano perché il presidente Obama si era impegnato a far approvare in tempi rapidi la riforma del sistema migratorio (ancora in sospeso al Congresso) e ad autorizzare i rimpatri solo nel caso in cui gli immigrati clandestini si fossero resi responsabili di "reati criminali". Invece secondo le associazioni solo il 14 per cento dei quasi cinquecentomila espulsi nel 2012 rientrerebbe in questa categoria.


Durante l'incontro a Los Angeles, alcuni bambini ispanici hanno letto e distribuito all'interno della cattedrale delle lettere indirizzate a Papa Francesco nelle quali hanno chiesto il suo intervento a favore delle famiglie costrette a separarsi a causa delle espulsioni. «Non voglio che rimandino in Messico il mio papà, ho paura di restare con i miei fratelli e di non avere da mangiare», ha scritto il piccolo Mario. «Tale azione — spiega Moreno — vuole richiamare l'attenzione della Chiesa cattolica, specificatamente del Santo Padre, affinché in qualche modo ci aiuti, con la sua voce potente a livello mondiale, a risolvere questo problema».



Oggi la Giornata del dialogo tra cattolici e ebrei. Al centro il comandamento "Non rubare, il signoraggio bancario ai popoli!"

come? non sei stato tu? ma, veramente, io non ti mai visto condannare, questo crimine di satanismo!

2014-01-16 Radio Vaticana. Si celebra oggi la 18.ma Giornata nazionale per l'approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, sul comandamento "Non rubare". Per l'occasione, la Pontificia Università Lateranense, alle 17.30, ospita un incontro promosso dall'Ufficio per l'ecumenismo e il dialogo della diocesi di Roma. Interverranno il rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, e l'economista Stefano Zamagni. Mons. Marco Gnavi, incaricato dell'Ufficio diocesano per l'ecumenismo e il dialogo, racconta il significato di questo appuntamento al microfono di Antonella Pilia: R. – Si tratta di approfondire i rapporti con il mondo ebraico, che per noi non sono estrinseci ma intrinseci al dna della nostra vita, perché Gesù era ebreo, ha pregato con le Scritture ebraiche dentro la tradizione ebraica; perché l'Alleanza mai revocata con il popolo del Primo Testamento ci spinge a guardare all'orizzonte escatologico, all'attesa del Regno, e lo facciamo insieme a loro su una terra piena di problemi, non ultimo quello dell'antisemitismo, che vogliamo affrontare e vincere insieme. Siamo spiritualmente parenti: Giovanni Paolo II nel 1986, visitando la Sinagoga, usò un'espressione originale chiamandoli "i nostri fratelli maggiori". Dunque non possiamo prescindere dalla fraternità e dall'amore gli uni per gli altri che, pur nelle nostre vocazioni diverse, ci richiama tutti al bene comune dell'umanità e al contributo che possiamo dare in maniera originale, se possibile, insieme.

D. – Dal 2005 la riflessione verte sui 10 Comandamenti. Quest'anno si approfondirà l'ottavo Comandamento: "Non rubare" …

R. – Viviamo in un tempo fortemente economicista, segnato da un certo individualismo; siamo portatori – cristiani ed ebrei – di un senso della vita connesso al suo aspetto religioso, verticale, di rapporto con Dio, dal quale discende anche il dono dei beni e del Creato. "Non rubare" è un imperativo biblico che ci vede insieme difendere la dignità dell'uomo e anche proporre a questa nostra società una via diversa. Tra l'altro, è una società che conosce anche le derive del male per ciò che riguarda i beni e la spoliazione degli altri: rubare non è solo sottrarre, ma è anche immiserire la vita di chi ha diritto alla dignità, anche attraverso il bene del lavoro, i beni che lo sostengono.

D. – Perché è così importante riuscire a dialogare con i "fratelli maggiori" ebrei?

R. – E' importante per comprendere il mondo ebraico e capire anche qualcosa di Gesù dall'interno del Primo Testamento, dell'Antico Testamento. E' importante perché lì dove ebrei e cristiani difendono insieme la vita ne godono tutti. Dove la vita degli ebrei viene minacciata, invece, viene minacciata la vita di tutti. L'antisemitismo, l'antigiudaismo, i segni di odio che hanno seminato dolore fino alla Shoah, durante la Seconda guerra mondiale, sono un grande monito che chiede una risposta alta e quotidiana, quindi diffusa e larga, ma anche profonda per le sue motivazioni. E' questo il senso, anche, di questi colloqui tra ebrei e cristiani.

D. – Per la prima volta la Giornata si svolgerà sotto il Pontificato di Papa Francesco, che ha anche annunciato il suo viaggio in Terra Santa. Qual è il personale apporto di Papa Francesco alla causa del dialogo tra ebrei e cristiani?

R. – Papa Francesco ha già ricevuto ufficialmente il rabbino capo Riccardo Di Segni e delegazioni internazionali; soprattutto, da arcivescovo di Buenos Aires, aveva un rapporto strettissimo con il rabbino Skorka, con il quale in tanti colloqui e in tanta amicizia e fraternità ha affrontato i temi del vivere, del dolore, della morte, della vita, i temi della spiritualità … Dunque direi che è connaturale a Papa Francesco uno sguardo di simpatia, di interesse, di amore per il popolo ebraico che, come dicevo, affonda le radici in un vissuto molto intenso.

Ultimo aggiornamento: 16 gennaio



Con l'amicizia di Papa Francesco

· Nuovo impulso al dialogo tra ebrei e cattolici ·


16 gennaio 2014


In occasione del 17 gennaio, giorno in cui la Chiesa in Italia, Polonia, Austria e Paesi Bassi celebra la Giornata dell'Ebraismo (in Svizzera questa giornata ha luogo la seconda domenica di quaresima) pare particolarmente opportuno riflettere sull'impegno di Papa Francesco a favore del dialogo ebraico-cattolico e sui suoi sviluppi negli ultimi tempi. Noteremo allora che l'interesse per questo dialogo dimostrato dal cardinale Jorge Mario Bergoglio nella sua città, Buenos Aires, prosegue linearmente a livello internazionale anche in Vaticano.


A livello istituzionale, il cardinale Bergoglio ha avuto contatti regolari con il Latin American Congress, con il cui segretario generale, Claudio Epelman, ha stretto negli anni una buona amicizia. Tanti sono stati gli incontri con rappresentanti ebraici e numerose anche le visite alle sinagoghe, dove ha tenuto prediche e ha partecipato a celebrazioni commemorative. Ricordiamo, per esempio, nel settembre 2007, la festa ebraica per il nuovo anno nella sinagoga B'nei Tikva o la celebrazione in commemorazione della Notte dei Cristalli organizzata insieme a rappresentanti del B'nei B'rith nella cattedrale di Buenos Aires nel novembre 2012. Il cardinale Bergoglio ha dimostrato grande solidarietà alla comunità ebraica di Buenos Aires quando una bomba fu fatta esplodere nel Centro della comunità nel 1994. Nell'undicesimo anniversario commemorativo di tale attentato, egli è stato tra i primi a firmare un documento che chiedeva giustizia per le vittime. In segno di sostegno e di incoraggiamento, il cardinale Bergoglio ha visitato nel 2010, insieme ai capi della comunità ebraica, il nuovo Centro ricostruito.


Il giorno successivo all'elezione al soglio pontificio del cardinale Jorge Mario Bergoglio, la comunità ebraica di Roma riceveva una sua lettera, in cui egli ribadiva la ferma intenzione di promuovere il dialogo con gli ebrei: «Spero vivamente di poter contribuire al progresso che le relazioni tra ebrei e cattolici hanno conosciuto a partire dal concilio Vaticano ii, in uno spirito di rinnovata collaborazione e al servizio di un mondo che possa essere sempre più in armonia con la volontà del Creatore». Così, fin dall'inizio, è stato chiaro che il nuovo Papa si sarebbe adoperato senza riserve per il dialogo ebraico-cattolico, per approfondire e intensificare i legami di amicizia già esistenti.


Norbert Hofmann

Segretario della Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo.


Bomb scare reignites Christian fear in northern Mali

Published: January 16, 2014

Congregants forced to meet in school; explosives found nearby

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The city of Gao was left badly damaged during the conflict between Malian forces and the Tuareg-led Islamist group last year.The city of Gao was left badly damaged during the conflict between Malian forces and the Tuareg-led Islamist group last year.


MINUSMA/Marco Dormino / Flickr / Creative Commons

Christians in a city in northern Mali, already forced to hold services in a school classroom because their church was looted and not ready to host meetings, had a bomb scare on Sunday (Jan. 12).


Military personnel patrolling the area in Gao on Sunday morning discovered explosives near the school. French army personnel were able to safely defuse the devices and authorities are now investigating, but the incident left church members shocked.


The pastor of the church, whose identity is being withheld to protect his security, told World Watch Monitor there is "insecurity in all aspects of life" at the moment, but that his congregation was refusing to panic.


"I cannot say for sure that the bomb was intended to hurt us Christians," he said. "I only know that the location of the bomb was right next to our place of worship and also a route frequently used by the military."


It is just over a year now since French troops ousted the Tuareg-led Islamist group, which had taken over northern Mali and declared independence, aiming to impose Islamic law on cities such as Gao.


On January 11 last year, French troops moved to regain control of the region after the Islamist militants had attempted to progress further south.


For nearly a year, the armed Islamist groups had ruled the region, banning the practice of other religions and desecrating and looting churches and other places of worship.


Thousands, including many Christians, fled the occupation and found refuge in the south of the country or in neighbouring countries such as Niger and Burkina Faso.


After the French helped the Malian forces to regain control of the region, the re-establishment of security took time and necessitated mass reconstruction, as many displaced people returned home.


A number of public buildings were destroyed during the conflict, including schools, health clinics, ancient monuments, hotels and restaurants.


The pastor of the church in Gao told World Watch Monitor that around 50 members of his congregation have returned home in recent months.


"We came back because we want to revive the testimony of Christ here in our hometown," he said. "Despite the insecurity in all aspects of life, we want everyone to return here and together to work for our God who loves us so much."


Mali fell from 7th to 33rd on the 2014 World Watch List, which ranks the 50 countries where practising Christianity is most fraught.


Following the French military intervention last year, "the threat of an Islamist takeover has been averted, at least temporarily", reported this year's World Watch List, which was compiled by Christian charity Open Doors International.


However, the list reports that the presence and infrastructure of Christianity in the north was largely destroyed, and that rebuilding a Christian presence will be difficult because many Christians who fled the north are afraid to return.


"Even though most Malian Christians (constituting less than 5% of the population) live in the south of the country, they feel threatened by Islamists in the north and fear of a new uprising remains," reports the list.