Kosovo, islamici Bildenberg, Pew Reserch Center

il Kosovo, un altra vittima degli islamici Bildenberg, Dimitrije Janicijevic, 35 anni, è un martire della fratellanza universale: Una rappresaglia, DOPO Il Progetto di Abolire Nel Paese le Divisioni etniche. chi ha interesse a pescare nel torbido, delle differenze etniche e religiose può essere csoltanto, il complotto salafita ottomano, wahhabita. di una assolutamente criminale Lega Araba, EU, Onu, USA, il sistema massonico Bildenberg, che, negano la libertà di religione, in favore dei nazisti islamici della LEGA ARABA, perché, persegue il genocidio, culto sharia, per il Califfato mondiale. dallo omicidio di Gesù, commissionato da farisei anglo-americani, Illuminati, JaBullOn, del sistema massonico, di BCE, FED, FMI, Spa, OGM, DATAGATE, il grande fratello, il sistema massonico, dal signoraggio bancario rubato, alla distruzione della civiltà ebraico-cristiana, la imminente morte di Israele! ]

http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2014/01/17/news/politico-serbo-assassinato-in-kosovo-1.8480422

Politico serbo assassinato in Kosovo


BELGRADO. Assassinio per mano di qualche gruppo criminale, oppure omicidio politico, pianificato da qualche estremista (leggi: progetto geopolitico saudita di accerchiamento della Europa Cristiana), che, vuole destabilizzare l'area. Impossibile al momento fare luce su un fatto di sangue che ha scosso ieri il Kosovo. La vittima, Dimitrije Janicijevic, 35 anni, consigliere comunale a Mitrovica Nord, ucciso davanti a casa. Cinque i colpi sparati da ignoti nella notte tra mercoledì e giovedì contro il giovane politico serbo, esponente della Samostalna liberalna stranka, il Partito liberale indipendente (Sls), e fra i candidati a ricoprire la carica di sindaco nella recente, storica, tornata elettorale locale di novembre-dicembre nella roccaforte dei serbi del Kosovo: assassinio politico.

16/01 17:24 CET. in Kosovo E Stato assassinato di Fronte alla SUA Abitazione. L'Omicidio sembra Una rappresaglia, DOPO Il Progetto di Abolire Nel Paese le Divisioni etniche. Era Stato Eletto consigliere municipale alle Elezioni del novembre scorso Dell'Anno.

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http://it.euronews.com/2014/01/16/kosovo-assassinio-politico/


agenzianova.com/a/52d8181768dcf3.89423998/744507/2014-01-16/kosovo-tensione-a-mitrovica-nord-dopo-l-omicidio-del-consigliere-comunale-janicijevic


Kosovo: tensione a Mitrovica nord dopo l'omicidio del consigliere comunale Janicijevic

Pristina, 16 gen 18:08 - (Agenzia Nova) - Sale la tensione a Mitrovica nord, città roccaforte dell'enclave serba in Kosovo, dove nella notte tra ieri e oggi è stato assassinato a colpi d'arma da fuoco Dimitrije Janicijevic, consigliere dell'Assemblea municipale eletto dalle fila del Partito liberale indipendente (Sls), formazione politica favorevole all'integrazione della regione settentrionale a maggioranza serba nelle istituzioni di Pristina.

gennaio 18, 2014 di byebyeunclesam, Natale ortodosso in Kosovo Metohija,

Dopo il giorno di ricorrenza dei morti a novembre, in Kosovo Metohija le genti hanno vissuto spiritualmente la ricorrenza del Natale ortodosso il 7 gennaio. E, come profonda tradizione nella cultura e spiritualità slava, e serba in questo caso, non c'e' molta differenza tra credenti e laici; sono giorni ove ciascuno pur vivendoli in forme esteriori differenti, li vive interiormente come riflessioni/meditazioni nell'anima. Di questo ne sono testimone oculare per vita vissuta con loro, con Padri, ferventi credenti o figure laiche di onesti socialisti, di profondi patrioti, di integerrimi sindacalisti, diversi tra loro per visioni di società o idee politiche, ma fratelli e sorelle, compagni di situazioni che abbiamo vissuto e condiviso insieme, ai limiti delle nostre stesse vite…ciascuno possiede nell'anima radici spirituali profonde e saldissime. Anche questo, piacendo o non piacendo a taluni esperti di Serbia virtuale, e' il popolo serbo, e forse, ANCHE grazie a queste radici, che ha resistito per 17 anni alle aggressioni straniere ed ancora oggi resiste nel Kosovo. Forse in modo ancora più profondo, ciò avviene nella tragica realtà dei serbi del Kosovo, prigionieri in una moderna forma di apartheid: le enclavi; una realtà dove nessuno dei diritti fondamentali dell'uomo sanciti nella Carta delle Nazioni Unite e' rispettato, ancor di meno quelli sanciti nei primi dieci Articoli dei Diritti dell'Infanzia. Nel momento in cui il Consiglio Europeo discute, minaccia, sanziona circa i diritti umani in Siria, nel Kosovo Metohija, stato artificiale ed illegale, il mondo dovrebbe vedere cosa ha inventato e mantiene: una società dove la profanazione di tombe di famiglia, di luoghi sacri, di monasteri e luoghi spirituali e' quotidiana, e dove, da anni, vengono quotidianamente attaccati, vandalizzati, distrutti."

I giorni della spiritualità e del raccoglimento vissuti nel Kosovo martoriato, di Enrico Vigna continua qui.


I giorni della spiritualita'e del raccoglimento vissuti nel Kosovo martoriato -

Vigna Enrico

Dopo il giorno di ricorrenza dei morti a novembre, in Kosovo Metohija le genti hanno vissuto

spiritualmente la ricorrenza del Natale ortodosso il 7 gennaio. E, come profonda tradizione nella

cultura e spiritualita' slava, e serba in questo caso, non c'e' molta differenza tra credenti e laici;

sono giorni ove ciascuno, pur vivendoli in forme esteriori differenti, li vive interiormente come

riflessioni/meditazioni nell'anima.

Di questo ne sono testimone oculare per vita vissuta con loro, con Padri, ferventi credenti o figure

laiche di onesti socialisti, di profondi patrioti, di integerrimi sindacalisti, diversi tra loro per visioni

di societa' o idee politiche, ma fratelli e sorelle, compagni di situazioni che abbiamo vissuto e

condiviso insieme, ai limiti delle nostre stesse vite...ciascuno possiede nell'anima radici spirituali

profonde e saldissime. Anche questo, piacendo o non piacendo a taluni esperti di Serbia virtuale, e'

il popolo serbo, e forse,

ANCHE, grazie a queste radici, che, ha resistito per 17 anni

alle aggressioni straniere ed, ancora oggi, resiste nel Kosovo.

.

Forse in modo ancora piu' profondo, cio' avviene nella tragica realta' dei serbi del Kosovo,

prigionieri in una moderna forma di apartheid: le enclavi; una realta' dove nessuno dei diritti

fondamentali dell'uomo sanciti nella Carta delle Nazioni Unite e' rispettato, ancor di meno quelli

sanciti nei primi dieci Articoli dei Diritti dell'Infanzia. Nel momento in cui il Consiglio Europeo

discute, minaccia, sanziona circa i diritti umani in Siria, nel Kosovo Metohija, stato artificiale ed

illegale, il mondo dovrebbe vedere cosa ha inventato e mantiene: una societa' dove la profanazione

di tombe di famiglia, di luoghi sacri, di monasteri e luoghi spirituali e' quotidiana, e dove, da anni,

vengono quotidianamente attaccati, vandalizzati, distrutti.

Cosi' e' stato a novembre nel giorno dedicato al ricordo dei propri cari scomparsi; la realta' dei

cimiteri e luoghi sacri nel Kosovo Metohija e' la fotografia della realta' della vita quotidiana dei

serbo kosovari. Quanti sanno, conoscono, che dal 2013 il " diritto " per un serbo, di visitare le

tombe dei propri cari, e' passato da DUE (2) volte all'anno a UNA (1) volta all'anno; si' perche' dal

2008 ( anno della secessione illegale dalla Serbia), solo in questo modo, in questa regione i serbi

possono visitare i propri cimiteri e pulire le lapidi e tombe, dove nell'arco dell'anno crescono

erbacce, rovi; oltre a levare escrementi e anche maiali, fatti pascolare provocatoriamente tra le

tombe, il tutto sotto scorta militare e spesso ingiuriati dai locali albanesi. Le stesse tombe e lapidi

che, se scampate alle devastazioni e alle profanazioni di questi 14 anni di " democrazia" vengono

costantemente spaccate, violate a colpi di mazze.

Nel cimitero del paese di Istok ( dove vivono solo piu' alcune famiglie serbe), oltre 100 tombe e

lapidi sono state distrutte

Il cimitero di Peć, uno dei più grandi cimiteri ortodossi in Kosovo,

è stato trasformato in una discarica dove gli Albanesi gettano i loro rifiuti.

I vandali hanno distrutto non solo le lapidi in marmo, ma anche bare e molti corpi e ossa dei defunti

sono stati estratti e portati via.

A Prizren 50 tombe sono state profanate al locale cimitero ortodosso nel corso degli ultimi mesi, ha

denunciato un sacerdote della Diocesi locale, aggiungendo che la profanazione e' avvenuta appena

una settimana dopo che i vandali avevano profanato circa 50 tombe nel cimitero ortodosso di

Kosovo Polje.

Altre tombe sono state profanate a Klokot (distrutte 27), Milosevo, Plemetina e Priluzje, qui e'

stato usato dell'esplosivo per fa saltare una pietra tombale appartenente ad una famiglia serba

locale.

Anche questo fa parte della realta' dei serbi resistenti nella propria terra, anche queste umiliazioni

sono pane quotidiano, con l'obiettivo di ferire, violentare e annientare le loro identita' spirituali e

religiose, che qui piu' che altrove, si fondono con la loro identita'

nazionale e culturale.

Nell'ultimo viaggio di solidarieta' anche questo veniva denunciato e raccontato, sottolineando che

anche questo minava ed erodeva la compattezza e unita' delle genti serbo kosovare, infatti dopo 14

anni di queste umiliazioni e vessazioni materiali e morali, alcuni hanno deciso di portare via i resti

dei propri cari e portarli in Serbia; mentre altri ritengono che fare questo, significa la resa totale,

significa consegnare assieme ai propri luoghi sacri, la propria storia, la propria identita', le radici di

un intero popolo e con questo sancire la r

esa al terrorismo, all'arroganza, all'ingiustizia.

Cosi' sono state vissute le giornate dedicate ai morti in quel lembo di mondo e in modo simile sono

passate le giornate della Nativita' dei cristiani.

Quanti ricordano che nel Kosovo Metohija in quattordici anni di "democrazia e liberta" oltre 200

chiese, monasteri e luoghi sacri sono stati vandalizzati e distrutti, alcuni dei quali patrimonio

dell'Unesco, nonostante esistano precisi obblighi internazionali contenuti nella Convenzione sulla

protezione del patrimonio culturale mondiale, adottati alla Conferenza delle Nazioni Unite di

Vancouver nel 1976.

L' Articolo 9 dice: "Il diritto di ciascun paese è quello di essere, con la piena

sovranità, l'erede dei propri valori culturali che sono il frutto della sua storia, ed è suo dovere

farne tesoro come valori che rappresentano una parte inseparabile del patrimonio culturale

dell'umanità...".

Evidentemente per la Serbia questo non vale.

Mappa dei luoghi sacri attaccati e distrutti dai terroristi albanesi, oggi governanti il Kosovo

Nel frattempo da agosto 2013 il responsabile della Kosovo SPU ( polizia del Kosovo) , ha

annunciato che membri di una unità detta Kosovo Security per il patrimonio culturale e religioso, ha

assunto il ruolo di protezione del Patriarcato di Pec e di altri 24 siti religiosi; il Monastero di Decani

e' invece ancora protetto dalle forze internazionali essendo ad alto rischio di attacchi. Cosi', dopo

oltre 200 chiese ortodosse serbe distrutte dal 1999, anno dell' occupazione militare della NATO

della Provincia serba, i piromani vengono messi a proteggere le case incendiate. Queste Unità

speciali della cosiddetta polizia multietnica in Kosovo per la tutela del patrimonio serbo e siti

religiosi, conta circa 200 agenti di polizia agli ordini direttamente del noto criminale di guerra Agim

Ceku ( nel 1992-'95, generale dei secessionisti croati, coinvolto nel genocidio dei serbi della

Krajina ), grande amico e con stretti legami con Stati Uniti e Germania.

Anche per il Natale, a parte un raccoglimento e una gioia spirituale generale e comune, le

condizioni in cui viene celebrato in Kosovo e Metohija oggi, sono molto diverse dalle condizioni in

cui questa festa viene celebrata in qualsiasi altro luogo del mondo.

Essa come il resto della quotidianeita' in quella provincia, e' inserita nella vita di un ghetto, la

realta' delle enclavi, aree delimitate materialmente e protette, dove tutta la vita delle persone ed i

suoi connessi avviene all'interno, fuori e' territorio ostile e nemico, con rischio della vita se si osa

uscirne. Una vita priva di opportunità, dei diritti umani fondamentali, compresa la libertà di

movimento;... anche quella di poter andare liberamente nei boschi per tagliare l'albero di Natale, il

Yule – log, che nella tradizione serba di questa festa, detta il badnjak, consiste nel bruciare un pezzo

di quercia giovane, a forma di tronchetto preso dai boschi. Ma oggi nel Kosovo, per un serbo uscire

dalle'enclave e andare in un bosco li' attorno, potrebbe significare rischiare la vita.

Il 6 gennaio

un autobus con sopra profughi serbi scappati da Djakovica, che stavano tornando a

visitare il paese in occasione del Natale e visitare la locale Chiesa dell 'Assunzione, e' stato

attaccato da manifestanti albanesi ed il loro autobus preso a sassate, spaccandone i vetri e ferendone

alcuni; impedendogli cosi' di vedere la Chiesa, in passato attaccata e danneggiata. A quel punto

sotto scorta dela poliza hanno dovuto andare via verso il Monastero di Decani, protetto dalle forze

internazionali.

Ogni anno la celebrazione del Natale in Kosovo per anni viene usata dai separatisti albanesi per

dimostrare la loro protervia e forza, dimostrando cosi' che i serbi non possono sentirsi liberi nel

proprio paese e non hanno diritto di celebrare liberamente la più gioiosa festa cristiana. Quest'anno

si potrebbe dire che è trascorso tutto bene perché non ci sono state risse o spari, tranne il fatto di

Djakovica ma il cosiddetto stato di Kosovo ha trovato altri modi, ancora più sottili per dimostrare ai

serbi e alla Serbia in che direzione va il loro futuro. Prima hanno rifiutato la richiesta del Presidente

della Serbia Nikolic di partecipare il 7 gennaio alla liturgia di Natale nel Monastero di Gracanica,

poi il giorno di Natale il responsabile del Governo serbo, dell'Ufficio per il Kosovo e Metohija,

A. Vulin, ha dovuto abbandonare la provincia su richiesta della polizia kosovara, per l'alto rischio

di incidenti; nel frattempo la stessa polizia kosovara ha arrestato dopo la liturgia, dieci giovani serbi

che si trovavano con Vulin. "...

È chiaro che si tratta di una provocazione, di una grave violenza.

Ho saputo ufficiosamente che stanno tentando di accusarli di disturbo dell'ordine e della quiete

pubblica, fino addirittura alla trasgressione dell'ordinamento costituzionale. Quando l'accusa è

così vaga, e quando tutto è possibile, sapete che si tratta di pura ingiustizia...",

ha dichiarato

Vulin. Forse sarebbe il tempo di rivendicare i temi della libera celebrazione del Natale, della

libera visita ai cimiteri, ai monasteri o delle proprie terre, perché il Kosovo è l'unico territorio in

Europa dove non esiste la libertà di movimento...Ma dicono che e' democratico.

Tuttavia pur in tali condizioni disumanizzanti, ai bambini nulla può togliere la gioia portata dalla

festa del Natale in sé, ed anche qui in questa terra martirizzata , sono i bambini che riescono ancora

a sentire, nonostante tutto, gioia, la gioia del Natale.

Questi bambini sono invisibili e inesistenti per la cosiddetta " Comunita' internazionale"

occidentale e la sua opinione pubblicain gran parte ormai lobotomizzata, quotidianamente indignata

o preoccupata per "diritti" negati o lesi in Paesi non loro alleati nella visione del mondo; a loro

basta poco per lenire la barbaria di vite negate dentro le enclavi; una festa, una ricorrenza, un dono

piccolo, semplice e in loro si rafforza la voglia, la gioia di vivere, comunque, nonostante tutto,

nonostante terroristi, vandali, criminali, indistintamente sostenuti dai nostri governi di vari colori.

E sono loro, i loro sorrisi, i loro semplici gesti di riconoscenza e affetto, che danno ancora a noi, la

forza dell'impegno alla solidarieta'concreta; che ci danno, insieme alle loro famiglie resistenti, il

senso della vita...o meglio un senso alla nostra vita, in questo occidente opulento e perso dietro

virtualita' e inutilita' esistenziali.

Milica Djordjevic di 8 anni, e' l'ultima bambina rimasta a Prizren, insieme a 22 serbi

Sono loro che ci aiutano a tenere accesa la fiammella della speranza in un mondo diverso e

migliore, con le loro famiglie che ancora non si sono arrese, difendendo le loro radici, i propri

diritti, i propri costumi e tradizioni, ed anche la propria spiritualita'...anche questo e' "resistenza"

alle ingiustizie ed ai potenti del mondo ed alle loro arroganze e violenze.

Tutto questo nel letale silenzio della cosiddetta " comunita' internazionale" occidentale, dei suoi

media, televisioni, giornali, siti web quotidianamente "indignati" per violazioni di "diritti umani"

in alcuni paesi, stranamente muti rispetto ad altri "scomodi", forse perche' allineati e subalterni

alle loro politiche ed interessi.

Natale nell'enclave di Gracanica

Per qualcuno potra' sembrare anomalo questo mio lavoro, ma penso che, soprattutto in aree

geografiche e storiche ben definite (di fatto tutto cio' che NON e' occidente, dall'Eurasia al mondo

arabo, a quello dell'estremo oriente, all'africanita', all'indigenismo latinoamericano); in situazioni e

fasi storiche definite, di arretramento di alternative reali e concrete, la spiritualità è utile

all'esistenza di una coscienza collettiva, per questo e'profondamente radicata nelle identità culturali

di molte società.

Gli stessi processi "rivoluzionari" della storia, molti con basi marxiste, hanno intrecciato le loro

politiche con i valori spirituali dei propri popoli e con i loro esponenti religiosi, se non ottusi o

peggio reazionari, caratterizzandole con intelligenza ed originalita'; da Cuba ( Castro con animismo

e cristianita') al Vietnam ( Ho Ci Minh e buddismo), dalla Cina ( Mao con taoismo e

confucianesimo), al Sudafrica ( Mandela, il vescovo Tutu e l'anglicanesimo), dal Nicaragua

sandinista ( Padre Ernesto Cardenal e cristianesimo) al Venezuela bolivariano ( Chavez e il

cristianesimo e l'animismo indigeno); il profondo e stretto legame, costato carcere ed esilio a

Mons. H. Capucci con la lotta del popolo palestinese; ai processi di emancipazione panarabi:

Nasser, Hussein, Gheddafi, Ben Bella e gli intrecci con le culture musulmane; vedere ai giorni

nostri come le fedi d'oriente siano in prima fila nella lotta per la difesa del proprio paese e popolo, e

ferocemente attaccate; fino ai processi di liberazione del secolo scorso dell'Africa e le difformi,

eterogenee

intrecciature

con le complesse diverse fedi dei propri popoli. Per non citare le vicende

della lotta di liberazione in Europa contro il nazifascismo, dove soprattutto nei paesi dell'Est, terra

dell'ortodossia, vi e' stata una sintonia di intenti e valori per la difesa della propria terra e patria;

dalla Jugoslavia ( fatta eccezione del clero croato, di fatto integratosi e identificatosi con la barbaria

nazifascista), a quello che forse puo' apparire sorprendente, e che fu di fatto l'unione di intenti tra

Stalin ed il Patriarca Alessio I, guida spirituale della piu' grande e forte Chiesa Ortodossa del

mondo, nella lotta contro l'aggressione nazifascista.

L'individualismo ha trovato il suo dispiegamento dall'inizio del secolo scorso, ma nella vita dei

popoli la necessita' della comunità è imprescindibile. Nei processi evolutivi storici la maggioranza

degli individui ha sempre avuto un vitale bisogno di identificarsi con una comunita'o gruppo sociale

di appartenenza. Anche facendo parte di un dato gruppo spirituale, gli individui trovano un conforto

e un supporto contro isolamento o vessazioni, traendone spesso forza per la sopravvivenza.

Queste schematiche e non certo esaurienti o profonde righe di sottolineatura, sono solo per

avvicinare il lettore alla realta' del Kosovo, perche' ritengo che raccontare come si vivono anche le

giornate della spiritualita' e del raccoglimento cristiani, sia un mezzo per continuare a denunciare

l'ingiustizia e l'oppressione di un intero popolo, in quel pezzo di Balcani. Nelle società ci sono

concetti variabili di spiritualità, in quelle terre socializzare con gli aspetti della spiritualità è molto

comune in tutti: credenti, laici e anche non credenti; l'ho visto, vissuto, condiviso stando tra loro e

con loro, con il profondo onore di esserne considerato parte, condividendo la loro realta', il loro

dolore, le umiliazioni, le ingiustizie, le tragedie, la paura e anche il terrore in situazioni vissute

insieme. Queste righe vogliono solo essere un accenno ai complessi e profondi legami tra gli aspetti

sociali e la spiritualità nella realta' del Kosovo Methoija.

Per cercare di far conoscere il come e perche' spesso, dentro processi e fasi della storia, eventi

politici si sono intrecciati lotte, resistenze, e la realta' delle credenze e delle fedi religiose, come

parti integranti di un unica societa'. Oggi nella realta' del Kosovo la spiritualità è una delle

principali forme di socializzazione, avendo perso la politica, nelle sue attuali leadership ogni

legittimita' ( ...ma questo vale anche a casa nostra...). I risultati di questa forma di socializzazione

sono molto particolari e complessi in una società, come quella kosovara, reduce da una guerra quasi

civile e con una violenza continua e quotidiana che continua, seppur non eclatante. La spiritualità in

quella regione investe l'intera struttura sociale in modo diretto o indiretto, e ne e' radicata parte; in

questa fase

essa svolge un ruolo positivo fondamentale di coesione e collegamento tra gli individui,

garantendo una identità nazionale collettiva, sia sociale, che politica e culturale, che si interseca

fortemente con una prospettiva di liberazione dall'oppressione, dall'ingiustizia e dall'arroganza dei

padroni del mondo, e' per esempio normale, che nelle manifestazioni di piazza, nelle iniziative di

protesta i padri ortodossi siano in prima fila e protagonisti, determinati nella denuncia della

situazione, cosi' come pronti e disponibili al dialogo ed al confronto sui temi e le questioni, finora

negato.

Semplicemente perche' li' sono, li' vivono, li' con il proprio popolo condividono la drammatica

realta', ne sono parte di essa...non sono scappati, non sono altrove.

La tradizionale distribuzione e condivisione del pane benedetto

Naturalmente e' fondamentale e necessario non avere una cultura ed un approccio eurocentrico,

quindi oppressivo; o saccente con verita' precostituite, quindi da far accettare.

Vidovdan. Guardo nel cielo, i secoli che passano. Le antiche memorie sono l'unica cura

Ovunque io vada, è a te che torno di nuovo, Perché nessuno può togliermi dall'anima il Kosovo.

Come l'eterna fiamma nei nostri cuori, La battaglia del Kosovo resta l'unica certezza

Ovunque io vada, è a te che torno di nuovo

Perché nessuno può togliermi dall'anima il Kosovo.

Perdonaci Signore tutti i nostri peccati

Dai coraggio ai nostri figli e alle figlie

Ovunque io vada, è a te che torno di nuovo

Perché nessuno può togliermi dall'anima il Kosovo.

Vidovdan e' un canto dell'epopea serba. Il 28 giugno di ogni anno, giorno di San Vito ("Vidovdan"), i serbi, commemorano la sconfitta del 1389

ad opera dei Turchi sulla piana di Campo dei Merli ("Kosovo Polje"), a pochi chilometri dall'odierna Pristina. A cura di Enrico Vigna – Gennaio 2014

Il nostro modesto FARE: la SOLIDARIETA' concreta

Progetto S.O.S. KOSOVO, METOHIJA S.O.S. Yugo slavia. – V. Reggio 14 – 10153 Torino

Associazione di Solidarietà - Onlus

339 – 5982381

sosyugoslavia@libero.it

c/c bancario:

SOS Yugoslavia IT56K0306909217100000160153

Banca Intesa - San Paolo

c/c postale: SOS Yugoslavia 78730587

Per quanto riguarda la nostra attività relativa al Kosovo, abbiamo i seguenti progetti:

Progetto Decani, Enclavi Methoija

Progetto Srecna Porodica ( Donne Vedove e Profughe di guerra del Kosovo)

Progetto Figli dei rapiti del Kosmet

Sostegno all'Ass. Sclerosi Multipla di Kosovka Mitrovica in Kosovo

Sostegno ai bambini dell'enclave serba di Orahovac nel Kosovo

Sostegno ai figli dei lavoratori Zastava disoccupati, nell'enclave di Gorazdevac

La documentazione relativa alla nostra attività e alla conoscenza della realtà socio economica e

culturale della ex Jugoslavia è a disposizione. Sono anche disponibili di chi vorrà sostenere questo

progetto: il DVD . " I Dannati del Kosovo"; il libro "Kosovo liberato"; il libro con le lettere dei

bambini di Orahovac "Dalla guerra all'assedio" con relativa mostra; il DVD: "Kosovo nove anni

dopo. La guerra infinita" di R. Iacona; il libro: "Ciò che eravamo..." Diario di una donna serba del

Kosovo Metohija di Radmila Todic-Vulicevic; il DVD " Viaggio nell'apartheid" di

E. Vigna e R. Veljovic, oltre ad altri libri, filmati e dossier, i cui introiti sono utilizzati per i progetti sopracitati.

Chi "sente" la gravità di quanto e' accaduto e accade, e giustamente s'indigna perché più cosciente

e informato, perché vede al di là dell'immediato e intravede la deriva tragica che può seguire e

dispone pure di buona volontà, s'impegni al nostro fianco.

Noi crediamo ci sia bisogno di una cultura popolare alternativa a quella dominante, che superi la

competizione fra i popoli.

Aiutare quelle famiglie particolarmente disagiate è una buona occasione per partecipare alla

costruzione di quella cultura.

Braccia tese, solidarieta' concreta con idee precise. GRAZIE.

Il Direttivo di: #SOS #Yugoslavia, #Kosovo, #Methoija

http://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2014/01/kosoepolcimitnata.pdf


lettera aperta a tutti gli ebrei del mondo, anche se, per Rothschild Fmi, Spa, Banca Mondiale, è una barzelletta, un ebreo con le genealogie materne?

e se, per lui nessun ebreo vero è potuto morire, con il nazismo, comunque, voi non dovete più temere Rothschild, Fmi, Spa, FED, perché per me, voi siete ebrei veramente!


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Usa. Rapporto del Pew Reserch Center: sempre più violata la libertà religiosa nel mondo

http://it.radiovaticana.va/news/2014/01/18/usa._rapporto_del_pew_reserch_center:_sempre_pi%C3%B9_violata_la_libert%C3%A0/it1-765165

Il 74% della popolazione mondiale è esposta ad alti livelli di ostilità da parte di singoli o gruppi della società, che di fatto limitano l'esercizio della libertà religiosa. Si tratta della più alta percentuale negli ultimi 6 anni. Sul fronte invece delle restrizioni governative, il 64% dell'umanità vive in Paesi che limitano fortemente o impediscono addirittura la libertà religiosa e di coscienza. È quanto emerge dalla lettura dell'ultimo rapporto del "Pew Research Center's Forum on Religion & Public Life", presentato venerdì alle Nazioni Unite e ripreso da L'Osservatore Romano. Nell'ultimo anno preso in esame — i dati si riferiscono al 2012 — il numero di Paesi con un tasso molto alto di ostilità sociale contro minoranze religiose è salito a venti, rispetto ai quattordici dell'anno precedente e registra un record negativo. A questa lista, nel 2012 si sono aggiunti nuovi Paesi, soprattutto del Sudest asiatico. Ma i nuovi dati mostrano un aumento considerevole delle limitazioni di questo diritto fondamentale anche nei Paesi mediorientali e nordafricani, complici soprattutto gli sviluppi socio-politici sopraggiunti in seguito alle cosiddette primavere arabe. Inoltre, è aumentato anche il numero di governi che hanno stretto le maglie al libero esercizio di questo diritto umano fondamentale. Da quest'anno, figurano tra quelli con le più alte restrizioni anche Paesi che prima non figuravano in questa lista, come alcuni della zona caucasica. In sintesi, si può dedurre che le ostilità religiose sono aumentate in tutte le principali regioni del mondo, tranne le Americhe. La quota dei Paesi con un livello elevato o molto elevato di restrizioni governative sulla religione è rimasto più o meno lo stesso nell'ultimo anno di studio. Circa tre Paesi su dieci (29%) avevano un livello elevato o molto elevato di restrizioni governative nel 2012, rispetto al 28% nel 2011 e del venti per cento a partire da metà 2007. L'Europa ha segnato il maggiore aumento del livello medio di restrizioni governative nel 2012, seguita da vicino dal Medio Oriente-Nord Africa, l'unica altra regione in cui il livello medio di restrizioni governative sulla religione è aumentato. Tra i 25 Paesi più popolosi del mondo, alcuni hanno fatto registrare nel 2012 restrizioni governative e ostilità sociali. Come nell'anno precedente, il Pakistan ha fatto registrare il più alto livello di ostilità sociali che coinvolgono la religione. E per la prima volta il Myanmar è stato inserito tra i Paesi dove le ostilità sociali sono ritenute "molto elevate". I due indici presi in esame — quello delle ostilità sociali e quello delle restrizioni governative — guardano anche all'incidenza delle intimidazioni, persecuzioni o violazioni contro specifici gruppi religiosi. Pertanto, secondo i dati raccolti dal Pew Research Center, i cristiani nel 2012 hanno subito una qualche forma di maltrattamento in 110 Paesi del mondo. Seguono, in questa classifica, i musulmani, che ne sono vittima in 109, poi gli ebrei in 71, e via via indù e buddisti. Comunque, non c'è comunità religiosa che non risulti essere discriminata o perseguitata almeno in qualche parte del mondo. Nello studio, sono riportati anche casi specifici di ostilità contro le minoranze religiose. Episodi di tal genere sono stati registrati nel 47% dei Paesi nel 2012, nel 38% nel 2011 e del 24% nell'ultimo anno preso in esame. In particolare sono segnalati casi in Sri Lanka, Paese a maggioranza buddista, dove spesso vengono presi di mira luoghi di culto musulmani e cristiani, e in Egitto, dove si registra un incremento degli attacchi alle chiese copte e alle attività imprenditoriali gestite da cristiani. I Paesi più virtuosi in fatto di libertà religiosa risultano essere il Giappone, il Brasile e il Sud Africa, mentre l'Italia si colloca assieme a Gran Bretagna, Francia e Germania, nella classifica dei Paesi con "ostilità sociali alte". (I.P.)

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